CAPITOLIVM CONSERVAZIONE RESTAURO - Restauro Opere d'Arte

Roma
largo Argentina
Area Sacra di Largo Argentina

Area Sacra di Largo Argentina: Tempio B: dopo il restauro
Tempio B: dopo il restauro
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Area Sacra di Largo Argentina:Tempio B: dopo il restauro
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Area Sacra di Largo Argentina:pianta dell'Area Sacra di Largo Argentina in Roma
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Area Sacra di Largo Argentina:Tempio A: dopo il restauro


La Storia

L’importante zona archeologica ubicata nel centro di Roma e nel cuore dell’antico Campo Marzio, costituisce il più esteso complesso visibile di edifici di epoca repubblicana, compresi tra gli inizi del III secolo e la fine del II secolo a.C. L’area circostante i quattro templi che costituiscono il nucleo principale, fu occupata nel tempo da portici ed edifici, mentre sui resti del Tempio A fu adattata nel VII secolo una chiesa di cui sono visibili alcune strutture, tra cui le absidi con affreschi. Il complesso fu rimesso in luce nel 1926-1929 e sistemato nel 1933 da Antonio Munoz.

Il Restauro

L’intervento effettuato nel 1999-2000 ha previsto il restauro delle superfici in tufo e travertino dei templi (A-B-C-D), delle strutture laterizie romane e della chiesa medievale, delle superfici marmoree dei colonnati, delle strutture in opera vittata di epoca medioevale, degli intonaci antichi e degli affreschi dei secoli XII e XV. Tutte le opere versavano in un critico stato conservativo dovuto all’accelerato processo di decadimento dei materiali, sottoposti all’azione degli agenti atmosferici e soprattutto inquinanti, dopo un secolare interro. Tra le operazioni di restauro la più complessa e delicata è risultata quella del consolidamento e in particolare del tufo, presente nell’area in quattro diverse formazioni vulcaniche (tufo giallo, tufo lionato, tufo rosso a scorie nere, peperino) e in condizioni conservative assai precarie, con forme di deterioramento gravi e diffuse quali scagliature, esfoliazioni, polverizzazione, alterazioni cromatiche, croste nere, patine biologiche, fessurazioni e con notevoli perdite di materiale e porzioni in fase di distacco. In molti casi è stato necessario procedere ad un preconsolidamento delle superfici più disgregate, quindi dopo la pulitura all’applicazione di silicato di etile (fino a 5 litri/mq) per il ristabilimento delle proprietà meccaniche della pietra. Inoltre in presenza di scagliature ed esfoliazioni si è proceduto a riadesioni con resine epossidiche e a lunghe operazioni di infiltrazione di malte idrauliche fluide. Anche alcune strutture laterizie del Tempio A hanno presentato notevoli problemi di consolidamento, essendo coinvolte in un processo di argillificazione, consistente in una degradazione quasi totale delle caratteristiche meccaniche della muratura, dovuto alla solubilizzazione della componente carbonatica.

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